Sociologia rurale e urbana a Calceranica
Introduzione
- Premessa
- Calceranica al Lago: una comunità locale
- Cenni storici
Fattori di sviluppo e mobilità
- Calceranica al Lago il paese
- La miniera di Calceranica
- La fabbrica Coster
- Mobilità: la ferrovia della Valsugana
Andamento demografico
- Demografia
- Movimenti migratori
Interviste e conclusioni
- Materiale interviste
- Conclusioni
- Bibliografia
Premessa
Ho deciso di affrontare lo sviluppo urbano del paese di Calceranica al Lago, improntando il lavoro sulla linea di crescita socio-economica della comunità, principalmente per riscoprire e rivivere l’esperienza e la vita di mio nonno che all’età di 22 anni è dovuto emigrare dalle Marche per venire a lavorare a Calceranica al Lago come “addestratore minatori”.
La mia scelta del “soggetto urbano”da analizzare è stata mossa soprattutto da motivazioni di carattere famigliare; volevo capire in che modo mia madre e come lei molte persone che provenivano da altre regioni di Italia hanno affrontato le difficoltà di integrazione in un territorio con usanze, cultura e tradizioni completamente differenti dalle loro e quanto sia mutato il tessuto sociale della zona con l’arrivo di nuove popolazioni.
L’impatto sociale tra le varie genti che migrarono a Calceranica in cerca di lavoro (erano richiesti operai e minatori) non è dettagliatamente argomentato da alcuna letteratura relativa alla zona, quindi il mio elaborato è strutturato per lo più su interviste in prima persona a lavoratori, mogli e parenti di questi, per ottenere un quadro più dettagliato e qualitativo sulla problematica “Integrazione” e sul successivo andamento demografico del paese.
Successivamente al periodo della miniera e alle prime significative immigrazioni nel territorio ho deciso di affrontare quella che è ritenuta la seconda fonte volano per lo sviluppo urbano ed economico della comunità e cioè la costruzione e quindi l’inserimento territoriale della fabbrica Coster. Ho intervistato così il sottosegretario addetto ai servizi esteri Roberto Murari, che cortesemente mi ha fornito un quadro piuttosto dettagliato sui criteri di assunzione del personale, su quanto e come ha inciso lo sviluppo della fabbrica nella crescita urbana del paese e sulla produzione interna, nazionale e internazionale.
Oltre ad un quadro storico demografico della comunità locale ho deciso di affrontare anche il tema della mobilità in relazione alla linea ferroviaria Trento-Venezia della Valsugana che da più di un secolo rappresenta la principale via di comunicazione nella Valle, e che inizialmente era sfruttata prevalentemente per il trasporto merci. Il lavoro vuole sottolineare quanto l’attività di estrazione mineraria, la fondazione della fabbrica Coster, la creazione e la continua modernizzazione della ferrovia Valsugana abbiano inciso sullo sviluppo territoriale, sociale ed economico del paese.
CALCERANICA AL LAGO: Una comunità locale
Nonostante la dimensione che raggiungono, le piccole e medie città si prestano ancora ad essere studiate nel loro insieme, con l’approccio degli studi di comunità. Diverse ricerche sono state svolte da Robert e Helen Lynd in una cittadina dello Stato americano dell’Indiana, Middletown; gli studi si proponevano di evidenziare le condizioni dell’americano medio. La prima indagine si svolse tra il 1924-25, con l’uso di diverse metodologie per la raccolta dei dati e secondo uno schema di analisi semplice quanto efficace; le attività della popolazione furono divise per categorie: guadagnarsi da vivere, farsi una casa, educare i propri figli, impiegare il tempo libero, impegnarsi in pratiche religiose, impegnarsi in pratiche comunitarie. Le categorie di attività, pensate come “funzioni” della società locale, permisero di costruire un modello di questa.
Il problema delle piccole città è stato posto di recente nell’ambito di un vasto programma di ricerche locali in Francia.(La borie e Vergès 1986). Comparando dati generali e confrontando studi sui dati locali si sono ottenute delle linee di tendenza che sembrano caratterizzare le città minori. La più significativa tra queste è l’importanza crescente delle classi medie dipendenti(impiegati amministrativi, insegnanti, impiegati di ospedali, addetti ad attività di tempo libero, bancari etc.) nella vita sociale del paese. In molti casi queste nuove classi hanno sostituito le vecchie classi dirigenti dell’industria e del commercio nel controllare politiche importanti, come quelle degli investimenti culturali e a volte persino dell’urbanistica. E’ proprio questo passaggio che vuole sottolineare il mio lavoro sulla comunità di Calceranica al Lago; da un settore industriale dove i lavoratori erano per lo più operai(industria mineraria) ad uno che prevedeva una compenetrazione tra ruoli di ambito amministrativo e manifatturiero industriale(fabbrica Coster) . Il terzo settore quindi nel corso degli anni ha occupato ed occupa tuttora un ruolo rilevante; esso è portatrice di una propria cultura, che si caratterizza per un forte associazionismo e per una maggiore importanza data, nell’azione collettiva, agli aspetti di organizzazione della vita quotidiana e del tempo libero piuttosto che alle relazioni di lavoro.
A seconda della composizione sociale della città le strategie dei membri di queste classi comportano alleanze con gli operai oppure con gli esponenti delle vecchie classi dirigenti. In parte le tendenze indicate sono comuni anche alle nuove classi medie anche nelle grandi città, ma in queste si tratta di un insieme sociale molto più eterogeneo; sembra invece che nelle piccole città si trovino le condizioni per una loro omogeneizzazione culturale e politica importante.
Per la sociologia contemporanea il termine comunità locale è usato correntemente per indicare quel tipo di collettività “i cui membri condividono un’area territoriale come base di operazioni per le attività giornaliere”. Si tratta di un termine tecnico molto usato nello studio dell’organizzazione spaziale della società, che richiede però ancora alcune cautele. Il concetto di comunità è stato infatti introdotto da Ferdinand Tonnies non per studiare l’organizzazione spaziale, ma per individuare un tipo di relazioni sociali particolari, improntate a intimità, dense di significati affettivi, a contenuti multipli; per il sociologo tedesco, le relazioni di questo tipo sono caratteristiche di comunità organiche come la famiglia, il gruppo di amici e appunto anche la comunità di luogo. Le relazioni della comunità locale possono infatti essere di tipo “comunitario” nel senso di Tonnies, ma possono anche essere di tipo “societario”, vale a dire superficiali, segmentate e contrattuali.
Cenni storici
Questo lavoro è incentrato sull’industria mineraria strettamente collegata con le conseguenze che l’attività ha prodotto nella comunità e nello sviluppo urbano del paese di Calceranica al Lago.
Con il termine “miniera” non vogliamo indicare solamente il luogo fisico di estrazione dei minerali, ma il complesso di tecniche e degli impianti industriali necessari per il lavoro di estrazione.
Fin dalla preistoria l’uomo ha lavorato la roccia per ricavarne elementi utili per la sua esistenza e sussistenza. I primi metalli estratti sono stati il rame, l’argento e il piombo, solamente più tardi l’oro e il ferro.
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Coltivazione del minerale tramite tecnica del brillamento
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Con il passare dei secoli all’energia umana si affiancò una serie di strumenti che si andarono sempre più perfezionando e permisero il miglioramento delle tecniche di lavorazione. Un netto salto qualitativo si ebbe nel XVII sec. grazie all’introduzione degli esplosivi e del brillamento (1) delle prime mine.
A fine ‘800 poi fecero la loro comparsa i detonatori di sicurezza e ritardati affiancati da macchine a vapore per lo scavo e il trasporto del materiale. Prima di cominciare a parlare dell’impatto socio-economico urbano e rurale che ebbe la miniera di Calceranica al Lago sul territorio dobbiamo sottolineare che l’industria estrattiva è stata promossa soprattutto perché la località era ed è tuttora inserita in un contesto geologico-ambientale estremamente ricco di materie potenzialmente ricavabili con una attività di estrazione.
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Principato Vescovile di Trento
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Dopo la prima fioritura nei secoli XII e XIII, l’attività nel Principato di Trento (2) andò via via decadendo in seguito all’esaurimento delle miniere del Calisio (3) e di quelle più fertili, ma anche a causa delle travagliate condizioni politiche; tutto questo portò le compaginie tedesche ad abbandonare il loro lavoro collaborativo con l’industria mineraria “trentina” e parte dei finanziamenti sul territorio. La stessa strada venne percorsa da svariate compagnie locali, che durante il XIV secolo a causa delle continue guerre non potevano più permettersi di fornire donazioni per alimentare economicamente l’attività estrattiva.
Sempre intorno al XV-XVI sec., fortunatamente per le comunità locali, e non solo, furono scoperte nel Perginese alcuni giacimenti di argento, rame e piombo che invogliarono nuovamente la gente a ricostruire le vecchie compagnie. A fianco alle imprese finanziate dalle comunità locali si affiancarono ben presto progetti provenienti da compagnie del Nord (es. Augusta, Germania), le quali si erano già insediate da tempo in Tirolo. Notevoli furono anche le richieste dell’Arciduca Sigismondo verso i Principi-Vescovi di Trento nei confronti di tali compagnie per la ricerca di nuovi giacimenti. L’azione di ricerca portò alla luce nuove miniere e in concomitanza si riuscirono a innovare e ristrutturare anche quelle vecchie. L’industria mineraria del Principato Vescovile di Trento toccò il suo apice verso la seconda metà del XVI secolo. Nel frattempo si era sviluppata anche l’industria del vetriolo e la vendita di esso si rivelava molto vantaggiosa perché rappresentava un materiale molto richiesto dai mercanti veneziani.
Si intensificarono così nuovamente le ricerche per l’estrazione di vetriolo e il 2 ottobre 1550 venne scoperta una miniera a Cognola e successivamente una a Caldonazzo, dalla quale potevano ancora essere estratti più di 400 quintali di materiale all’anno per non danneggiare la produzione delle vicine miniere di Monte Fronte. Per quanto siano numerosi i cenni sullo sfruttamento del sottosuolo, sono realmente pochi i documenti che ci permetterebbero di ricostruire le vicende di queste coltivazioni nei tempi antichi. A partire dal XVI secolo, periodo sicuramente determinante per la ripresa dell’industria mineraria, sono pervenute fino a noi le prime testimonianze relative allo sfruttamento del sottosuolo in Trentino, (l’argento del Calisio, delle Giudicarie e di Villandro (4)) in primis sulla coltivazione aurifera della Valle di Non.
Dopo questo fortunato periodo seguì come sempre accade un momento di contrazione intorno alla fine del 1600, andandosi sempre più ad aggravare durante gli inizi del 1700. Purtroppo le spese per il trasporto del materiale dal luogo di produzione all’intero commercio nazionale e delle zone più alte dell’Europa risultarono essere insostenibili. Tra le altre cause del nuovo declino dell’attività estrattiva in Trentino troviamo: il volume sempre maggiore delle acque emerse per l’approfondirsi delle lavorazioni, i sistemi d’ estrazione poco moderni a confronto delle concorrenti imprese di estrazione, che obbligavano i minatori ad estrarre i minerali in superficie senza poter sfruttare le reali risorse del territorio. Tutti questi fattori non permisero un’attività di estrazione economica duratura. Molti giacimenti si esaurirono velocemente, soprattutto a causa delle frequenti coltivazioni dette a “rapina” (prevalentemente in superficie), in quanto per effettuare degli scavi in profondità non si disponeva dei macchinari adeguati; i costi erano elevatissimi e potevano quindi essere sostenuti solamente da poche società finanziatrici. Un ultimo fattore che determinò il progressivo deprezzamento dei metalli estratti nelle zone del Principato di Trento fu la scoperta di nuovi giacimenti in altre zone dell’Italia.[La miniera di Calceranica al Lago fu chiusa a causa dell’impareggiabile concorrenza spagnola. Sul territorio ispanico vi era la copiosa disponibilità di minerale in superficie, limitando i costi di estrazione.] Nel corso del 1700 nonostante gli scarsi guadagni, anche se molte compagnie avevano chiuso, l’attività non cessò mai di esistere nel Principato e maggiormente nella zona del Perginese, mentre la fonte più importante del Trentino (quella di Levico-Vetriolo) venne scoperta qualche tempo dopo nel XIX secolo a seguito di lavori fatti per ricostruire la miniera di vetriolo.
(1) Accensione ed esplosione di mine o di altre cariche esplosive per lavori di abbattimento.
(2) Il feudo di Trento, costituito nel 1004, fu elevato dall’imperatore a principato vescovile nel 1027. Per sette secoli si mantenne relativamente libero esercitando il potere giuridico e legislativo, a dispetto delle ingerenze degli Asburgo e dei rapporti problematici con i conti del Tirolo. Nel 1796 fu occupato dai francesi, ai quali si alternarono più volte gli austriaci. Ricostruito nel 1801, ebbe breve vita, perché verso la fine del 1802 fu privato di ogni forma di autonomia e nel febbraio del 1803 fu annesso alla provincia austriaca del Tirolo.
*8 Il Monte Fronte, o Monte di Vetriolo si trova sul conoide di deiezione formato dal Rio Maggiore sopra il paese di Levico Terme in Valsugana. Studi archeologici hanno rinvenuto diverse gallerie scavate dai minatori che risalgono al periodo Medioevale.
(3) A Nord di Trento emerge solitario il Monte Calisio: un rilievo montuoso la cui cima più elevata raggiunge i 1096 metri, quasi a picco sopra l’abitato a Martignano. Geograficamente l’area del Monte Calisio comprende l’altopiano ondulato che, a forma quadrangolare di poco superiore ai 76 Kmq, è limitata dalle profonde incisioni fluviali dell’Avisio a nord, del Fersina a sud, della Valle dell’Adige a ovest, del Rio di Silla e dei laghi di Valle e di Lases. Il Monte ed il suo altopiano hanno assunto nei secoli il ruolo di luogo di transito e scambio economico culturale tra i più importanti nella Val dell’Adige e nella regione. La zona inoltre svolge un’importante funzione come asse di scambio della materia prima tra le aree di estrazione e lavorazione del minerale di rame in Trentino orientale.
(4) Località soleggiata scelta come zona residenziale, nella Valle Inarco in Alto Adige 880m s.l.m, già nell’epoca dello stile liberty: Villandro che sorge su un dolce pendio baciato dal sole, un tempo era il centro di smistamento del piombo, del rame e dell’argento provenienti dalle miniere sopra il villaggio.
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