La leggenda dei castagni di Calceranica
Articolo di Enrico Gremes
Foto a cura di Enrico Gremes
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Molto tempo fa, a Calceranica, quando ancora il vicino Lago era circondato da canneti, vivevano,
in un gruppo di case, una decina di famiglie di contadini e pescatori.
La loro vita era scandita dal ritmo delle stagioni. La coltivazione della campagna e i pesci del
Lago fornivano agli abitanti cibo in abbondanza per superare i lunghi inverni.
Dai boschi soprastanti il paese però, oltre alla legna da ardere, proveniva una risorsa molto, molto speciale.
Madre Natura, infatti, che apprezzava il modo di vivere armonioso di questa gente, decise un giorno di far loro un dono. Si recò quindi nel posto che lei preferiva, che si trovava su, in alto, e si chiamava il Croz de l'Anza Rossa, da dove si poteva vedere Calceranica, il Lago e ammirare le attività della vita dei contadini e dei pescatori.
Madre Natura prese lo spirito di un Larice e lo attorcigliò con lo spirito di un Melo, prese della terra e dell'acqua e mescolandole assieme cosparse i due spiriti, creando così un nuovo albero.
Dopo aver soffiato su di esso disse :
- "Ti chiamerai castagno, sarai forte e longevo, e produrrai dei frutti dolci in autunno."
Ecco : questo è il dono speciale che Madre Natura aveva dato agli abitanti di Calceranica: la castagna. Un frutto molto apprezzato da tutti e che maturava in punta di fronda, sui rami più bassi, per essere colto con facilità.
Gli abitanti del paese sapevano bene che Madre Natura era stata generosa con loro e sapevano anche dove lei amasse trascorrere i giorni. Ma nessuno osò mai salire su, al Croz, perchè nessuno doveva vederla. Madre Natura, infatti, non voleva essere vista da nessun uomo, perchè la sua bellezza era tale che anche un semplice sguardo umano l'avrebbe sfregiata.
Un giorno d'autunno passò dal paese un nobile di nome Adhélmus, con un orso che teneva in catene. Chiese di passare la notte e l'ospitalità degli abitanti di Calceranica non mancò.
Prima di coricarsi ricevette delle castagne cotte come cibo e rimase colpito dalla bontà di questo frutto, che non aveva mai mangiato.
Il giorno seguente chiese spiegazioni ai contadini, i quali raccontarono del dono speciale che avevano ricevuto.
Adhélmus volle indagare a fondo e pretendeva di conoscere il posto dove Madre Natura si trovasse, perché ne voleva ammirare la bellezza.
Davanti alla reticenza dei contadini aizzò loro contro l'orso, senza però ottenere risulato alcuno.
Ma un vecchio Avido, preso il nobile da una parte, gli raccontò del Croz, in cambio di cento scudi d'oro. Cavalcando l'orso, Adhélmus, si diresse verso la montagna.
Mentre si allontanava il vecchio lo mise in guardia:
- "Stai attento all'ira di Madre Natura!"
Il nobile continuò e si addentrò nel bosco.
Mentre percorreva un sentiero, sul pendio vide i numerosi castagni con i loro frutti in punta di fronda.
"Un albero veramente maestoso"- pensò.
Adhélmus girò per ore il bosco in cerca del Croz, ma invano.
Verso sera cercò di tornare in paese ma la notte sopraggiunse rapida e silenziosa. Trovò allora una grotta dove trascorrere la notte.
Il mattino seguente fu svegliato da una voce:
- "Adhélmus, alzati!"
- "Chi sei !?" - esclamò Adhélmus, che preoccupato cercò la catena dell'orso.
- "Lascia stare l'orso"- continuò la voce - "Questa notte ho visto i tuoi sogni e ho letto i tuoi pensieri: io ti posso guidare..."
- "Chi sei ?"
- "Sono lo Spirito del buio della grotta, sono stato rinchiuso qui molto tempo fa..."
- "Dimmi la via per il Croz dell'Anza Rossa !"
- "Ti dirò la via, ma tu fammi uscire da qui"
- "E come faccio?" - chiese Adhélmus
- "Cerca una pietra, che non è sasso e non è metallo e che luccichi alla luce del sole!" - disse la voce- "Essa tiene imprigionato il mio spirito"
Adhélmus iniziò a cercare la pietra all'interno della grotta e pensava tra sé :
- "Come può essere fatta una pietra che non è né sasso né metallo e luccicare al sole?"
Cominciò quindi ad entrare ed uscire dalla grotta in modo frenetico, ogni volta con una pietra diversa in mano.
Era di poco passato mezzogiorno, quando, uscendo dalla grotta, vide una nuvola nera nera che uscì dalla pietra.
"Sono libero!!" - esclamo lo Spirito del buio.
Adhélmus guardò la pietra che aveva in mano.
In effetti luccicava alla luce del sole con i colori dell'oro e dell'argento. Sfregandola contro un'altra si sbriciolava e diventava polvere luccicante.
- "Dimmi, spirito, qual'è il nome di questa pietra" - chiese Adhélmus rivolto alla nuvola nera.
-"Si chiama pirite" - rispose lo Spirito - "E' un minerale"
-”Pirite hai detto? Mai ho trovato una pietra così nelle mie avvenure. Ora” -continuò Adhèlmus - "Ora, Spirito del buio della grotta, indicami la via, perché io possa vedere Madre Natura !"
- "Segui queste tracce di capriolo fin su al grande prato, attraversalo seguendo la direzione del sole. Dopo il prato, passa attraverso il bosco scuro di larici, puntando alla macchia di luce verde che vedrai in fondo...la c'è il Croz dell'Anza Rossa" – concluse lo Spirito volteggiando fra gli alberi.
Adhélmus cavalcò l'orso e dopo nemmeno un'ora arrivò al Croz.
Rimase sbalordito dal meraviglioso panorama che si poteva godere da lassù.
Ad un certo si sentì un rumore. L'orso si agitò, disarcionò Adhélmus e fuggì.
Adhélmus si nascose perchè già sapeva che Madre Natura sarebbe arrivata di lì a poco.
Un globo di luce azzurra comparve tra i larici. La sfera di luce conteneva la donna più bella che il nobile avesse mai visto. La sua bellezza era tale che Adhélmus rimase a bocca aperta e preso dal desiderio di sfiorarle il viso si alzò allungando le braccia ma...
Appena la toccò uno squarcio aprì la sfera, la luce azzurra svanì, Madre Natura scomparve nel nulla e al suo posto comparvero mille farfalle dalle ali celesti che volarono via! Il tutto seguito da un fragoroso boato.
Adhélmus, terrorizzato, scappò a gambe levate, giù giù per il bosco: attraversò il prato,
vide l'orso e scorse più lontano lo Spirito del buio della grotta che fuggiva, spaventato anch'egli dal tremendo boato.
Le mille farfalle, intanto, si ricomposero in Madre Natura: la sfera di luce tornò a splendere ma con una luce più fioca nei punti dove Adhélmus l'aveva toccata. Madre Natura, presa un po' di rugiada, la sistemò. Quando la luce azzurra tornò a splendere, con un gesto della mano scagliò la sua ira: Adhélmus venne imprigionato in un tronco di castagno, con gli occhi al cielo e le braccia alzate.
Stessa sorte toccò all'orso e allo Spirito del buio della grotta.
Anche l'uomo Avido, venne portato via con un colpo di vento dal paese e il suo volto terrorizzato è rimasto impresso in un tronco di castagno. I cento scudi furono gettati dal vento in fondo alla grotta.
Da quel giorno i castagni i Calceranica non producon più i propri frutti in punta di fronda , ma li rinchiudono dentro spinosi involucri pungenti. Inoltre essi fanno in modo che crescano solo sui rami più alti, cosicchè nessuno possa raggiungerli.
Solo Madre Natura sa come far uscire le castagne dai ricci, e le fa cadere a terra solo quando un abitante di Calceranica sussurra al castagno la frase segreta:
"O albero che non sei melo e non sei larice,
fammi assaporar il tuo frutto prelibato,
perchè, è Madre Natura che lo dice,
questo frutto è per me e il mio palato"
Ma mi raccomando: non ditela a nessuno!
Ah! dimenticavo: dei cento scudi d'oro nessuno sa più nulla: qualcuno ha cercato per tanto tempo in fondo alla grotta. Anche scavando, nessuno scudo è mai stato trovato, ma solo delle pietre "che non erano né sasso né metallo e che luccicavano alla luce del sole".
Ancora oggi, passeggiando per i boschi di Calceranica, si possono vedere Adhelmus, l'orso, il vecchio Avido e lo Spirito del buio della grotta imprigionati nei tronchi di Castagno, come testimonianza per chi non crede alle leggende...
Didascalie foto
1) Adhélmus
2) Il vecchio Avido
3) Lo Spirito del buio della grotta
4) L'orso
Cliccando sulle foto è possibile ingrandirle.
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