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Miniera di Calceranica: lavori di recupero in corso (6 febbraio 2006)
Articolo di: Luciano Bassi
Foto di: Maurizio Furlani
 


L’elemento storico di maggior rilievo del secolo scorso per Calceranica è indubbiamente rappresentato dalla omonima MINIERA.

Le sue origini si perdono nella notte della storia locale, da quando cioè si attuavano coltivazioni superficiali di minerale (calcopirite) ricco di rame nel neolitico ed in epoca romana.

Episodi di coltivazione medioevale sono testimoniati per l’uso dapprima della pirite finemente macinata quale “sugarina”, vale a dire polvere dorata per l’asciugatura dell’inchiostro delle pergamene, e poi per l’estrazione del vetriolo, previa distillazione in ampolle.


Agli albori del 1900 una Società Anonima locale (Tomasi, Pasqualini e Graziadei) iniziò la coltivazione con una certa continuità nelle aree di superficie nella forra del torrente San Martino, incuneata tra il territorio di Vattaro e quello di Calceranica, seppure avvalendosi di un paio di minatori (il Costante Campregher ci ha lasciato interessanti quanto amene missive sull’attività di miniera). In quell’epoca, a cavallo del 1900, si introdusse l’uso della dinamite e lo scavo con i fioretti per la collocazione delle cariche: dopo l’esaurimento dello scavo Schmid, vennero aperte le gallerie N° 3, Santa Barbara 1, Santa Barbara 2 sul versante di Calceranica ed Aurora sul versante di Vattaro. Risale al 1905 la concessione con relativa perimetrazione dell’area mineraria detta “Andreolle” nella Valle del San Martino e del “Campo Maria” poco a valle di Migazzone (Bosentino), dove a pochi metri dalle case sovrastanti la loc. Miralago si trova l’imbocco franato. Vennero collocati dei pilastrini in calcestruzzo con i classici simboli minerari dei due martelli incrociati ed una lettera identificativa: degli otto pilastrini O, P, L, N, M, I, G, H due sono stati ritrovati ancora integri (“O” e “N”) nella valle del San Martino e del Mandola, gli altri vi invitiamo a ricercarli così come l’incisione “F.P.I.” indicata nelle mappe su un macigno del San Martino 40 metri a monte del suo imbocco con il Mandola.

Nella concessione Andreolle (torrente San Martino) in un tunnel venne ricavata anche una prima polveriera (Patente imperiale del 1912); poi ne venne edificata una in muratura e di questa a tutt’oggi sono ancora ben visibili i muri perimetrali.

Numerose erano le opere minerarie nella forra del torrente San Martino (Refluss, galleria n. 3, gallerie Santa Barbara 1 e 2, galleria Aurora, galleria Eugenio, sondaggi, decauville per il trasporto del minerale in fondovalle): grazie all’ausilio delle antiche mappe e di caparbi appassionati un buon numero di queste testimonianze sono state riscoperte e riportate alla luce, pirite compresa.

Ritornando alla storia della miniera, ricordiamo l’avvento della Grande Guerra, nella quale l’esercito austro-ungarico diede un notevole impulso all’estrazione della pirite nella Miniera di Calceranica, asportando, secondo i calcoli dei titolari della concessione (Tomasi, Pasqualini e Graziadei), oltre 10.000 tonnellate di minerale.


Il filone di coltivazione dello spessore di 2-3 metri si approfondiva sempre di più come una lingua inclinata di 30° verso il basso per una lunghezza di quasi 1,5 Km in direzione di Bosentino ed una larghezza di 200-300 metri, sviluppandosi su un dislivello di 477 metri (quota minima 105 m s.l.m. sotto la chiesa di Bosentino, quota massima 582 m s.l.m. vicino al casotto Michelini).

Tale sviluppo tuttavia (oltre 16 Km di gallerie e discenderie) si ottenne a metà degli anni ’60 con la gestione Montecatini, che attuò in zona un vero e proprio sfruttamento industriale della miniera (oltre 400 minatori occupati). Dai primi del 1900 si dovettero affrontare diverse problematiche, prima fra tutte quella del trasporto alla stazione ferroviaria di Calceranica del minerale, transitando inizialmente per tortuosi e scoscesi sentieri, sempre esposti alle intemperie ed alle frequenti frane: vennero nel tempo realizzate delle decauville (tracciati vagonabili a mezzacosta con due piccole gallerie), vennero progettate delle teleferiche, venne realizzata la galleria Eugenio per l’estrazione del minerale dal basso dell’area estrattiva (sbocco a quota 523 m s.l.m.) ed una prima sala compressori esterna azionata dalla corrente elettrica.


Nel 1924 si aprì una galleria di servizio denominata Leyla che appena a ridosso dell’abitato di Calceranica a quota 477,64 m s.l.m. si inoltra nella roccia per 650 metri fino alla sala compressori sotterranea, donde partono cunicoli vecchi e nuovi e la arteria principale della miniera: la discenderia Raffo, galleria a doppio binario con pendenza di c.a 30°, attraverso la quale un argano, azionato dall’arganista Augusto Gabrielli, trascinava verso il livello Leyla i vagoncini riempiti di oltre 15 quintali ciascuno di pirite, e faceva ridiscendere quelli svuotati.

Nelle gallerie brulicavano su tre turni (“sciolte”) minatori, armatori, tubai, carichini, stradini, capisquadra, tecnici minerari, occupati in un lavoro faticoso e malsano, oltre che pericoloso, ma quantomai prezioso in un periodo nel quale le uniche opportunità di reddito exrtraagricolo erano rappresentate dall’emigrazione. Dalle ricerche effettuate risultano numerosi incidenti in galleria, tra i quali sono più o meno documentati una decina di morti (frane, crolli, esplosioni ritardate, cadute in pozzi, schiacciamento da vagoncini, …).

Infatti quando nel 1964, causa l’incremento dei costi estrattivi del minerale ormai troppo profondo e distante, la Montecatini chiuse la Miniera di Calceranica, in zona sembrò che si fosse avventata una tragedia per l’enorme perdita occupazionale.

Oggi ad oltre 40’anni di tempo da quella chiusura, l’Amministrazione comunale, usufruendo dei significativi finanziamenti del Progetto leader plus – VALSUGANA oltre che di fondi propri, si è impegnata per la riapertura della miniera a scopo turistico-culturale, La Miniera di Calceranica infatti è troppo importante nel sentimento collettivo locale per lasciarla cadere in oblio (oltre 160 minatori di Calceranica, 50 di Vattaro, 30 di Bosentino …. sono stati contati e poi tutti quelli degli altri paesi e di regioni vicine), ma dobbiamo anche riconoscere che la posizione della stessa miniera in relazione ai flussi turistici di valle (solo Calceranica conta 80.000 presenze annue) ed alla facilità di accesso dalle città e regioni vicine, rappresentano degli elementi strategici che con ogni probabilità potranno assicurare la sostenibilità economica dell’iniziativa.

Accanto a queste favorevoli condizioni per la nascita ed il decollo del Parco Minerario di Calceranica e dei paesi vicini di Vattaro e Bosentino, occorre attrezzare l’area di elementi museali attinenti al tema minerario che possano fungere da richiamo per i turisti ed i fruitori dei percorsi tematici. In quest’ottica sono state individuate delle soluzioni progettuali, che oltre ad assecondare le ordinarie esigenze del visitatore, ne possano destare anche la suggestione e mantenere impresso il ricordo, in modo che lo stesso visitatore divenga il principale promotore del Parco Minerario. Ecco che il problema dell’accesso all’ingresso della galleria Leyla, posto sette metri al di sopra della reception, è stato risolto con la realizzazione di una torre in travi metalliche di 15 metri che ospita vano scale ed ascensore, donde si diparte un ponte in ferro di 20 metri a collegamento dell’ingresso della galleria. Quindi un percorso in sotterraneo di 90 metri nel vecchio cunicolo, ormai quasi integralmente recuperato ed un nuovo tunnel di 40 metri di prossima apertura per l’uscita a cielo aperto ed il rientro alla vicina reception. Oltre a tale itinerario (reception-esposizione, torre-ponte, galleria), nel quale si allestiranno elementi espositivi, didattici e testimoniali della civiltà e cultura mineraria, è stato redatto un progetto, di prossima realizzazione da parte della provincia Autonoma di trento – Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale, per il recupero di c.a 1,5 Km dei vecchi percorsi minerari che entravano nella Valle del Mandola e del San Martino, attraversando una galleria della decauville, e lambendo alcuni antichi ingressi minerari (galleria Santa Barbara 2, galleria N° 3, galleria Aurora), oltre alla polveriera e ad alcuni suggestivi scorci sul sottostante lago di Caldonazzo.


Con questi due segmenti d’offerta, probabilmente operativi entro l’anno, si conta di poter intrattenere il turista per mezza giornata nell’itinerario limitrofo all’abitato di Calceranica (reception-esposizione, torre, tunnel Leyla) e per un’altra mezza giornata sui vecchi sentieri dei minatori, che tra il resto collegano i paesi di Vattaro e Bosentino.

Un’idea che oggi sta prendendo corpo, dopo che si è acquisita la consapevolezza che la riapertura della galleria Leyla, nonostante le difficoltà, sia cosa concretamente praticabile, è appunto la completa riapertura della Leyla magari fino alla sala compressori, e l’approntamento di un sistema rotabile di visita con un trenino minerario.

I risultati fin qui ottenuti in termini progettuali, finanziari, tecnici e partecipativi sono stati il frutto di una ammirevole sinergia dei diversi attori locali e provinciali e si vuole cogliere l’occasione per un vivo ringraziamento a: Progetto Leader plus VALSUGANA, Comune di Calceranica al Lago, Gruppo Culturale Miniera di Calceranica, Comuni di Vattaro e Bosentino, Servizio Geologico PAT, Servizio Minerario PAT, Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale PAT, Museo Tridentino di Scienze Naturali ed alle ditte che lavorano al progetto (Martinelli, Frainer ed in particolare Sadler Rino e Maurizio), nonché ai signori Carlo Martinelli, Adriano Campregher, Floriano e Giovanni Martinelli che hanno collaborato sui vari fronti del progetto e Dott. Luciano Bassi progettista e direttore lavori.


Maggiori informazioni, documenti e fotografie riguardanti l'attività mineraria possono essere trovati al seguente indirizzo http://www.calceranica.info/miniera.


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