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Il 25 marzo il treno militare che trasportava “Barbara” e “Georg” arrivò alla stazione ferroviaria di Trento. Già allora, alle alte sfere dell’artiglieria imperiale incaricate di pianificare la preparazione dell’attacco sugli Altipiani, apparvero evidenti l’assurdità e le difficoltà del mantenere a tutti i costi l’unità della cosiddetta “batteria mista”. Troppo diverse erano le caratteristiche e le conseguenti opportunità e possibilità d’impiego del potentissimo obice, la cui gittata massima superava a stento i 15 km, e del lungo cannone navale. Venne pertanto deciso di scindere la “gemischte Batterie” in due “semi-batterie” autonome a pezzo singolo, pur ancora sottoposte al medesimo corpo d’armata. Il “Barbara” prese così immediatamente la via degli Altopiani: l’1 aprile il materiale ed il personale(4) erano stati passati in rivista dall’erede al trono, arciduca Carlo d’Asburgo; il giorno 2 il lento e lungo convoglio lasciò Trento su strade sempre più ripide e strette ed il mattino dell’8 aprile il pezzo, appostato sulla cresta boscosa di Costalta presso il passo Vezzena, era pronto al fuoco.


Fig.1 Il Kappenabzeichen (letteralmente distintivo da berretto) della batteria -Barbara- composta dall’obice pesante da montagna da 38 cm. (Foto: coll. privata)

Fig.1 Il Kappenabzeichen (letteralmente “distintivo da berretto”) della batteria “Barbara” composta dall’obice pesante da montagna da 38 cm. (Foto: coll. privata)



Diverso fu il destino di “Georg”, avviato lungo la ferrovia della Valsugana fino a Calceranica dove, sulla penisoletta che la ferrovia divide dal paese, era stata decisa la realizzazione dell’appostamento. Nonostante la sua localizzazione insistesse sul territorio attribuito al XVII corpo d’armata imperiale, la cui competenza andava dal ciglio meridionale della Valsugana a Cima delle Stellune, il pesante cannone venne ben presto ricondotto alle dipendenze del III corpo d’armata (il corpo d’armata “degli Altipiani”) similmente a quanto avvenne per “Barbara”. Proprio sull’Altopiano dei Sette Comuni si trovavano infatti tutti i suoi prevedibili bersagli.


Fig.2 Calceranica, aprile 1916: iniziano i lavori per  la imponente piazzola destinata ad accogliere il lungo -Georg-. (Foto: Kriegsarchiv- Wien)

Fig.2 Calceranica, aprile 1916: iniziano i lavori per la imponente piazzola destinata ad accogliere il lungo “Georg”. (Foto: Kriegsarchiv- Wien)




Fig.3 Proseguono i lavori per l’appostamento di -Georg-. (Foto: Kriegsarchiv - Wien)

Fig.3 Proseguono i lavori per l’appostamento di “Georg”. (Foto: Kriegsarchiv - Wien)



Gli sbancamenti erano stati già avviati da qualche giorno quando, la notte tra 3 e 4 aprile, il lungo convoglio ferroviario arrivò presso il villaggio. Col favore delle tenebre e nel primo mattino la possente gru di servizio venne montata sui due binari ai lati dello scavo ed iniziò il montaggio della piattaforma.


Fig.4  Si completa il montaggio della gru di servizio per l’incavalcamento della volata. (Foto: Kriegsarchiv – Wien)

Fig.4 Si completa il montaggio della gru di servizio per l’incavalcamento della volata. (Foto: Kriegsarchiv – Wien)



L’8 aprile l’arma era pronta ad aprire il fuoco. Il 10 aprile la batteria ed il suo personale (6 ufficiali tra i quali il s.ten. Alphons von Liguori comandante del distaccamento di sicurezza, 120 tra artiglieri, pionieri ed addetti alla sorveglianza, 10 cavalli e 5 carrette) vennero passati in rassegna dal futuro imperatore Carlo.
Nonostante la sua contiguità territoriale, “Georg” non era dunque stato incorporato nel gruppo d’artiglieria pesante del XVII Corpo d’armata affidato al comando dell’Oberst (tenente colonnello ) Johann Schmidt e composto da tre batterie pesanti (sei pezzi in tutto), da un potente mortaio Skoda da 30,5 cm mod. 1911 dislocato anch’esso in Valsugana e dal mostruoso obice da costa da 42 cm, anche questo un prodotto Skoda, appostato presso la stazione ferroviaria di Levico. A differenza del mortaio da 30,5 cm e dell’obice da costa, destinati ad agire contro lo schieramento italiano a cavallo del Brenta, a “Georg” era stato affidato un compito non particolarmente glorioso ma importante: colpire a sorpresa, grazie alla sua lunghissima gittata, la cittadina di Asiago sin dall’esordio dell’offensiva. L’azione non avrebbe dovuto avere un semplice scopo terroristico, anche se non si sottovalutava l’impatto che questi colpi avrebbero potuto avere sulla tenuta morale di militari e civili nell’immediata retrovia: in Asiago aveva infatti sede il comando della 34ª divisione italiana di fanteria, alla quale era demandata la difesa dell’Altopiano dei Sette Comuni Vicentini tra l’acrocoro di Cima Dodici e la Val d’Astico. Il bombardamento a sorpresa, si era ad oltre 13 km dietro la prima linea!, del centro nevralgico della grande unità avrebbe auspicabilmente portato disorientamento e caos nella catena di comando italiana, facilitando il compito delle forze imperialregie incaricate della prima possente spallata contro le linee trincerate del Marcai, di Vezzena e del Costesin.




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(4) Composto da 8 ufficiali, 210 soldati, 5 cavalli, 4 carri e 20 trattrici, tra pesanti e leggere, con rimorchio.

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Calceranica al Lago (TN) Italia