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L'ara di Diana
Estratto da “La pieve antica” di Ferruccio Martinelli


Lo spuntone roccioso sul quale, nella sua maestosa semplicità architettonica, si erge la chiesetta di S. Ermete, in precedenza accoglieva una verde radura attrezzata o, forse, un minuscolo sacello nel quale era venerata l’immagine di Diana, dea greco-romana protettrice della caccia e della pesca. A testimonianza di tale culto pagano rimane il prezioso reperto oggi collocato nell’aula a ridosso della parete nord, di fronte all’ingresso laterale; una stele di pietra con impressa un’epigrafe che ha dato motivo di discussione a molti studiosi e a numerosi ricercatori di storia locale. Per secoli, come quasi tutti i reperti dell’antichità pagana, la stele fu lasciata in completo abbandono all’esterno, esposta alle intemperie ed in condizioni di progressivo degrado. Fra i primi a darne notizia c’è don Michelangelo Mariani che così la descrive nella sua opera “Trento con il Sacro Concilio ed altri Notabili” (1673) : “omissis…et una più basso un’altra chiesa antichissima di Sant’Hermete, dove fu già il colto di Diana; e vi si legge ancor in pietra l’iscritione: Dianae Antiochenae dicatum etc… omissis...e tutt’hora vedesi il piedistallo che, per quanto si dice, sostenne l’idolo”. Poi la osservò personalmente lo storico della Valsugana abate Giuseppe Andrea Montebello verso la metà del 1700 e così ce la presenta nel suo lavoro “Notizie storiche topografiche e religiose della Valsugana e di Primiero” (1793): “omissis…. Al di fuori del muro, verso oriente c’è una pietra lavorata quadrangolare un poco concava ne’ due lati a forma di piedistallo colla seguente iscrizione: Dianae Anthiochiae Cos.Ti.Acto.D.V.FF. Questa iscrizione fu pregiudicata, non è gran tempo, da chi per renderla più leggibile sopra le antiche parole la fece nuovamente scolpire, si vede però abbastanza anche vestigio delle antiche lettere per non metterla in dubbio…omissis”. Infine, Theodor Mommsen (1837-1903), autore dell’imponente “Corpus Inscriptionum Latinarum” che così la espone al progressivo n° 5048: “Calceranicae (Valsugana) in templo S. Hermetis in muro exteriore meridiem versus” – Si trova a Calceranica (in Valsugana) nel tempio di S. Ermete, posta nella parete esterna verso sud – Egli registra inoltre con minuziosa scrupolosità quanto già annotato oltre un secolo prima dal Montebello in ordine al maldestro tentativo di far risaltare le lettere da parte di uno scalpellino (“Loci curatus inscriptionem scalpro cupiens restaurare deturpavit foedissime”). Lo stesso studioso (premio Nobel per la letteratura nel 1902), esibisce quindi, alla fine della sua indagine, due distinte interpretazioni, la prima basata su quanto riportato dalla tradizione (traditur fere), la seconda come conseguenza della sua personale lettura (fuit fere).


Nel primo caso abbiamo: DIANAE ANTIOCHIAE COS.TI.ACTO.D.V.F.F. che tradotto letteralmente si interpreta “A Diana di Antiochia un agente del console Tiberio dedicò, votò, fece fare”.


Gli studiosi contemporanei sono tuttavia orientati ad attribuire alla iscrizione una interpretazione sicuramente più conforme a quella originaria, quella che presumibilmente appariva prima della sciagurata azione del già ricordato scalpellino, una interpretazione che non pur non presentando alcun riferimento a personaggi politici importanti quali Tiberio (ed autorevoli fonti storiche ci indicano che mai questi ebbe modo di percorrere la Valsugana), conserva tuttavia inalterato tutto il suo valore storico e non ne sminuisce la eccezionale rilevanza archeologica.


L’interpretazione corretta, che ci riporta alla seconda ipotesi formulata dal Mommsen e riferita sotto il già menzionato “fuit fere”, recita dunque: DIANAE ANTHUS COS.V.C. ACTOR EX V.F. Cioè: “A Diana, Anto per conto (actor) dell’ illustre console (Cos. Viri Clarissimi)…. Fece in adempimento di un voto”.


Una decina di anni fa il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento ha compiuto un prezioso intervento di restauro conservativo sulla pietra che, pur custodita ormai da tantissimo tempo all’interno della chiesetta, si stava gradualmente ma progressivamente deteriorando.


Un luogo di culto pagano non necessariamente doveva essere caratterizzato dalla presenza di un sacello, ma poteva anche limitarsi ad una semplice radura attrezzata dove la gente era solita raccogliersi per celebrare i propri riti. La presenza del luogo di culto, espressione ancestrale della fragilità della condizione umana e del suo bisogno di elevazione spirituale, è però testimonianza viva della presenza di una pur piccola comunità, un corpo sociale numericamente esiguo ma altrettanto operoso e pulsante. Del resto la piccola necropoli romana ed i reperti archeologici venuti alla luce durante i lavori di scavo della ferrovia Trento-Venezia (1894) nella limitrofa località detta la “Valletta del Dorigo” forniscono un’ampia dimostrazione della presenza di un gruppo di famiglie: le numerose monete raccolte, oltre a fibie, lucerne, mattoni targati “Viviani” e cippi di pietra (il tutto disseminato fra i musei di Innsbruck, Vienna e collezioni private), tratteggiano un arco di tempo che va da Massimino (173-238) fino all’imperatore d’Oriente Costantino III° (612-641) attraverso Massimiano, Valeriano, Probo, Costanzo, Costantino I° e II°. Complessivamente l’area è stata quindi sfruttata per circa quattro secoli ed ha cessato di esistere in piena epoca longobarda quando la nuova fede cristiana, applicando troppo fedelmente la promessa del Credo (“aspetto la resurrezione dei morti”, intesa come ricomposizione fisica del corpo) ha portato l’uomo ad abbandonare l’antica tradizione romana di bruciare i cadaveri per adottare la pratica cristiana dell’inumazione.


Il pregiato reperto si può visitare all’interno della chiesetta di S. Ermete, all’inizio della salita che conduce alla venerabile antichissima pieve di S. Maria Assunta; è prospiciente l’ingresso laterale ed appoggiato alla parete nord in una collocazione che indubbiamente risulta inadeguata, ma che sembra essere l’unica possibile per una efficace conservazione ai posteri.


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Calceranica al Lago (TN) Italia